Allucinazione

Auteur : Luigi Gualdo

Édition : Allucinazione

Date : 1868

ALLUCINAZIONE

Luigi Gualdo

I.

N'è sfuggito di memoria il nome della città dove viſſe il giovane di cui vogliamo narrare la ſtoria, ma ne ſembra che foſſe in Germania. Era povero, buono, quieto, un poco ſtrano qualche volta; abitava una ſtanzuccia molto vicina al tetto[note]Ce détail renvoie au lieu de la mansarde, souvent habitée par l'artiste bohème. Sur les lieux de vie de la bohème, voir: Henry Murger, Scènes de la Vie de Bohème (1851). e durante il giorno non ne uſciva che per portare a chi gliel’aveva affidata la muſica che copiava per campare la vita. Allo ſteſſo tempo era, ſe ſi vuole, indolente; non di quella ſolita indolenza dei giovani che preferiſcono il divertirſi allo ſtudiare, ma d’una indolenza, per così dire, penſieroſa; invece di occuparſi ſtava ſpeſſo lunghe ore immobile, laſciando che la ſua fantaſia vagaſſe nel regno vaporoſo dei ſogni. Egli era indubiamente dotato di molto ingegno; ma di un ingegno lento, capriccioſo, a sbalzi, che, ſe non poſſentemente aiutato non gli avrebbe dato di che mangiare tutti i giorni. Ecco perchè la ſua vita dividevaſi in due parti; quella del lavoro materiale, conſiſtente, come dicemmo, principalmente nel copiare, e quello dell’intelligenza, al quale non poteva accordare molte ore, ma che da ſè ſolo coſtituiva la ſua vita morale, e gli dava invece il pane dello ſpirito. Quando poteva finalmente gettare da parte l’ingrato lavoro al quale era obligato e che ſi metteva al cembalo a comporre, il ſuo cuore ſi allargava talmente, di tratto in tratto lo agitava sì fattamente il fuoco della inſpirazione che diventava quaſi bello, ſebbene naturalmente non lo foſſe. Era la ſua una figura incolora, circondata da capelli quaſi biondi; i lineamenti non regolari, li occhi dolci e lo ſguardo un po' ſtralunato e qualche volta ardente. I vicini, benchè lo conoſceſſero tutti poco, gli volevano bene; poichè ſenza eſſere molto loquace, era però corteſe con tutti. Non potevano però a meno di ſtupirſi della vita che conduceva e ſembrava a tutti che vi foſſe nelle ſue abitudini qualche coſa di miſterioſo.[var]var.1877: pero a tutti che vi fosse nelle sue abitudini un che di misterioso. Paſſava ſpeſſo intere giornate ſenza uſcire di caſa e non lo ſi udiva nemmeno dalle ſtanze adiacenti, mentre talvolta invece il cembalo gemeva e s’infuriava ſotto alle ſue dita inſpirate e tutta la caſa era riempita dalla muſica ſonora, triſte, poſſente, ora belliſſima, ora ſolamente ſtra, delle ſue compoſizioni. Egli viveva ſolo e ben di rado accadeva che qualcuno batteſſe al ſuo uſcio. In queſto biſogna però confeſſare che vi era una gran parte di colpa ſua. Non gli erano mancati, ſul principio, amici e protettori, ma egli li aveva tutti ſcoraggiati con le ſue ſtranezze e con l’oſtinazione, nella quale neſſuno lo ſuperava, quando ſi trattava di coſe d’arte. Non aſcoltava affatto i conſigli, non per ſuperbia, ma per convinzione profonda di eſſere ſulla via giuſta, e piuttoſto che deviare ſolo un tantino dalle ſue idee fiſſe, preferiva continuare ſolo la ſtrada.[note]Cette désignation renvoie aux premiers signes de la monomanie, caractérisée par la permanence d'idées fixes, d'obsessions. De manière allusive, la technique narrative mobilisée ici consiste à essaimer des indices. La ſua ſtanza era di una ſemplicità poveriſſima, ma pulita; un letto, due ſedie e un gran cembalo a coda, poſto nel mezzo, ne erano la mobilia. Egli aveva ſaputo ridurre i ſuoi biſogni al più ſtretto neceſſario[note]Ce rejet du matérialisme peut faire écho à la philosophie cynique. per poter dedicare il più gran numero di ore poſſibile alle ſue compoſizioni ed il minore al ſuo lavoro di copiſta. La ſua vita era regolariſſima; l’amore non entrava ora per nulla nella ſua eſiſtenza. Aveva un amico, ch'era però l’oppoſto quaſi di lui, perchè paſſava il tempo il più gaiamente poſſibile, ſenza curarſi dell’indomani, ſenza diſperarſi troppo quando gli rimanevano vuote le taſche; ſpendendola, appena vi trovaſſe una moneta[note]Gualdo esquisse ici les caractéristiques de l'artiste bohème, se souciant peu du lendemain. Cette désignation peut rappeler le personnage de Rodolphe dans Scènes de la vie de Bohème, par Murger. - ma che, malgrado queſto, ſimpatizzava molto con lui, coltivando egli pure la muſica, nutrendo li ſteſſi penſieri, ſeguitando le medeſime teorie, ed eſſendogli davvero affezionato. Lo vedeva però oramai aſſai di rado anche lui. Da qualche anno Guglielmo conduceva queſta vita di quiete, di povertà, di raccoglimento, di lavoro volgare al ternato all’eſtaſi artiſtica e di quaſi perfetta ſolitudine, poichè oltre l’amico, non vedeva, che qualche volta, una famiglia, pure povera, che abitava nelle ſtanze preciſa mente al diſotto delle ſue - del reſto, neſſuno.[var]var.1877: Da qualche anno Guglielmo conduceva questa vita di quiete, di povertà, di raccoglimento, di lavoro volgar alternato all’estasi artistica e di quasi perfetta solitudine, poichè inoltre l’amico, non vedeva, che qualche volta, una famiglia, pure povera, che abitava nelle stanze precisamente al disotto delle sue; del resto, nessuno. Queſta famiglia era compoſta di due fratelli, già vecchi ambedue e d’una fanciulla d’un terzo fratello, morto da molti anni e che eſſi, ancor piccina avevano ricoverata ed allevata come figliola. Ora era vicina ai vent’anni, ma certo la dea della bellezza non le aveva ſorriſo. Senza eſſere preciſamente deforme aveva le ſpalle curve e qualcoſa di ſtorto in tutta la perſona. Sembrava gracile, benchè non foſſe mai ammalata, il ſuo viſo aveva un’eſpreſſione triſte e ſofferente, ſebbene la bocca ſorrideſſe quaſi ſempre. L'occhio era grande, ma molto incavato, e lo ſguardo dolce e come ſtupito. Aveva quella tinta di pelle ſpeciale a chi ha mancato d’aria e di nutrimento, era bruna, ma non dal ſole; e i ſuoi capelli caſtagni erano attortigliati in diſordine ſulla ſua teſta come chi ſi cura poco dell’acconciatura.[var]var.1877: in disordine sulla testa.Vi era in lei qualcoſa di pigro, d’inerte, di ſtanco che ſi rivelava dalla noncuranza completa di ſè che ne impediſce di ſcrivere quella fraſe, favorita dei romanzieri,[var]var. 1877: Vi era in lei qualcosa di pigro, d’inerte, di stanco che si rivela dalla noncuranza completa di sè che ne impedisce di scrivere quella frase, favorita dei vecchi romanzieri: « poveramente ma pulitamente veſtita ». Non avendo ſperanza di piacere, non badava ad affettare i ſuoi cenci; e malgrado ciò vi era tanta bontà nella ſua fiſionomia, nel ſuo ſguardo una sì ſoave raſſegnazione della ſua bruttezza e della ſua povertà, ch'era davvero intereſſante. Chi l’aveſſe incontrata, mentre ſaliva o ſcendeva le ſcale, a piedi peggio che nudi, con un qualche filo nei capelli, cantando con una voce eſile e monotona una canzone di cui ella ſteſſa non capiva il ſenſo, certo ſi ſarebbe rivoltato a guardarla. E molto probabilmente ella avrebbe guardato lui e gli avrebbe ſorriſo in faccia, poichè la ſua bruttezza le aveva tolto la timidità. Il ſuo carattere era piuttoſto allegro, e i ſuoi due zii l’adoravano ed erano lieti di averſela vicina. Era chiaſſoſa qualche volta, qualche volta tranquilliſſima, un po' capriccioſa, ignorante, ſelvatica per così dire e un tantino sfacciata allo ſteſſo tempo.[var]var.1877: Era talora chiassosa tal altra tranquillissima, un po’ capricciosa, ignorante, selvatica, e un tantino sfacciata nello stesso tempo. Nei giorni in cui ſi udiva il cembalo di Guglielmo, ella che amava iſtintivamente la muſica, ſi appoggiava contro la ſua porta e vi reſtava immobile, a bocca aperta, finchè i ſuoni ceſſavano. Per lei egli era come dotato di una ſopranaturale potenza, ſembrandole ſovraumani i concenti ch'egli faceva uſcire dal ſuo pianoforte. Ella inoltre aveva fin da fanciulletta una forte ſimpatia per lui e la ſua più grande gioia era quella (non frequentemente conceſſa) di penetrare nella ſtanzuccia dell’artiſta. Quando vi era, ella frugava dappertutto, guardava ogni coſa, apriva i faſcicoli di muſica e li percorreva lungamente con lo ſguardo, come ſe li aveſſe potuti capire, toccava quaſi pauroſamente i taſti del cembalo, faceva mille domande cui Guglielmo riſpondeva talvolta ridendo, talvolta cupo, e ſopratutto lo guardava lungamente come ſe nel ſuo viſo aveſſe trovato la ſpiegazione di tutto ciò che le rieſciva incomprenſibile. Ogni volta uſciſſe egli la trovava ſulla ſcala ed ella, a ſeconda della triſtezza o della ſerenità della ſua fiſionomia gl’indirizzava la parola, o gli faceva ſolo un lieve ſaluto col capo. Queſta ſimpatia della povera fanciulla pel compoſitore copiſta ſi modificò dopo qualche tempo in un ſentimento più forte e da cui ella era turbata, benchè non ſi poteſſe ben render conto della ſua natura. Quando lo vedeva le riuſciva difficile il diſtaccare li occhi da lui e lo contemplava tra lo ſtupito e il traſognato. Quaſi ſenza renderſene conto cercava le occaſioni d’incontrarlo e s’arriſchiava di rivolgergli la parola più ſovente che per lo paſſato. La voce di lui ſembrava ammaliarla e ſe ne aveſſe ottenuto un ſorriſo o una parola gaia o dolce, ſentivaſi felice per tutta la giornata. Abitualmente però egli era concentrato come al ſolito, e ſpeſſo non riſpondeva che a monoſillabi, benchè foſſe ſempre affabile e gentile.[var]var.1877: Abitualmente però egli era concentrato e spesso non rispondeva che a monosillabi, benchè fosse sempre affabile e gentile. Si capirà facilmente che dovevano eſſere ſtrani li effetti dell’amore in quella fanciulla ſtrana, brutta, allegra. Il corpo e lo ſpirito ſe ne riſentirono; il riſo diminui ſulle ſue labra e lo ſguardo divenne più fiſſo, il viſo ſi allungò un poco, inoltre ſi fece più ſeria, più concentrata.[var]var.1877: il riso diminui sulle sue labra e lo sguardo divenne piu fisso, il viso si allungò un poco, inoltre si fece più seria.Come le altre ſotto l’influſſo dell’amore diventano più belle, così ella diventò quaſi più brutta; il ſuo viſo non eſſendo fatto per il penſiero e la concentrazione.[var]var.1877: Come le altre sotto l’influsso dell’amore diventano più belle, cosi ella divento quasi più brutta.

II.

Non vi era motivo perchè alcuna coſa cambiaſſe in quella caſa; ſe non che, dopo qualche tempo tutti quelli che vi dimoravano e ſpecialmente Maria (chiameremo così la povera ragazza di cui abbiamo ſcordato il nome) ſi ſecero inquieti ſul conto del noſtro protagoniſta. E di una inquietudine che andava tutti i giorni aumentando. La ſua vita continuava in fatti, per così dire, a ſtringerſi e diminuire da una parte e ad aumentare ed allargarſi dall’altra. La parte del lavoro materiale ſi riduceva ai minimi termini, quella dell’arte prendeva vaſte proporzioni. Come faceva a vivere? Biſognava penſare che egli foſſe riuſcito a far paſſare a poco a poco tutto il neceſſario nella categoria del ſuperflo. Non uſciva quaſi più di caſa, quelli che gli avevano data della muſica da copiare l’aſpettavano inutilmente, mentre invece il cembalo ſi udiva più ſpeſſo e pareva foſſe toccato ſotto l’impulſo di una inſpirazione novella. Egli non era ſtato in alcun modo fortunato e l’unico ſuo tentativo grandioſo era ſtato un grandioſo fiaſco; benchè anche i ſuoi nemici lo aveſſero giudicato un giovane d’ingegno affatto ſpeciale. Ma egli aveva quella confidenza in ſe ſteſſo che è fortemente ſicura, aveva quel coraggio che nulla può abbattere. Lo ſcoraggiamento momentaneo che aveva ſeguito la ſconfitta e che ſi era tradotto in quel tempo in cui viveva meglio perchè copiava di più, era ſcemato lentamente ed ora il coraggio riempiva di nuovo gagliardamente il ſuo cuore e ſi ſentiva tutto invaſo dalla ſperanza.[var]var. 1877: Lo scoraggiamento momentaneo che aveva seguito la sconfitta e che si era tradotto in quel tempo in cui viveva meglio perchè copiava di piu, era scemato, ed ora il coraggio riempiva di nuovo gagliardamente il suo cuore e si sentiva tutto invaso dalla speranza.Allo ſteſſo tempo era naturale che la ſua guancia impallidenteſi ſempre più, i ſuoi modi ſtrani, le lunghe ore di recluſione cui ſi condannava e nelle quali ſoltanto pareva ſi dilettaſſe, doveſſero inquietare chi lo conoſceva da vicino.[var]var. 1877: Allo stesso tempo era naturale che la sua guancia impallidentesi sempre piu, le lunghe ore di reclusione cui si condannava e nelle quali soltanto pareva si dilettasse, dovessero inquietare chi lo conosceva da vicino. L'amico venne a vederlo e fu fortemente impreſſionato dal ſuo aſpetto e dai diſcorſi ſcuciti che gli tenne. Egli d’ordinario pieno di dubii, ſembrava ora tutto gonfio di ſuperbia e parlava con ſicurezza de' ſuoi trionfi per l’avvenire. Fece udire all’amico qualcoſa delle ſue ultime compoſizioni e queſti fu afflitto dalla ſtrana piega che il ſuo ingegno prendeva. Infatti, dopo alcune battute ſublimi venivano delli accordi ſenza ſenſo e delle pagine intiere di robaccia.[var]var.1877: Infatti, dopo alcune battute sublimi venivano delle pagine intiere di robaccia. È neceſſario per capire ciò che raccontiamo farſi un’idea del carattere e della vita poco felice che aveva condotto Guglielmo. La ſua era di quelle nature ſtanche e indolenti che non vogliono lottare; non tentò nemmeno di reagire contro alla sfortuna che lo laſciava nell’iſolamento e metteva il ſuo ingegno nell’ombra. Si raſſegnò meſtamente alla povertà, alla ſolitudine, all’incognito.[note]Ce personnage gualdien est dissocié de la catégorie des personnages positifs, représentants de valeurs. La vita non gli ſembrava bella abbaſtanza da dover far troppa fatica per giungere a goderne in un buon poſto; qualunque sforzo gli pareva ſoverchio, inutile ogni tentativo. Giudicava l’arte talmente bella per ſe ſteſſa e fonte di gioie intime tanto intenſe, da parergli vano il manifeſtare le proprie idee, puerile perfino il cercare la gloria e l’applauſo. In altri momenti invece cambiava completamente e ſi ſentiva nell’animo una triſtezza amara vedendo i ſuoi ſogni ſvanire lentamente e le ſue illuſioni cadere ineſorabilmente una dopo l’altra. Ma tali momenti erano eccezionali, e in generale, era chetamente raſſegnato alla ſua ſorte e d’una raſſegnazione tanto ſerena che raſſomigliava molto alla contentezza.[var]var.1877: Ma tali momenti erano eccezionali, e, in generale, era rassegnato alla sua sorte, e tanto serenamente che pareva contento. Quando non era coſtretto a lavorare e che ſi metteva al cembalo, col leggio da una parte per notare le idee di mano in mano che gli venivano, egli ſcordava tutte le ſue miſerie, pareva noncurante dell’avvenire, e tutto aſſorto nella felicità preſente non avrebbe cambiato la ſua forte con neſſuno. I giorni veramente triſti erano quelli in cui il cembalo era obligato al ſilenzio. Egli fu dunque relativamente in piena felicità quando riuſcì a ridurre i ſuoi biſogni talmente da poter dedicare quaſi tutto il ſuo tempo all’arte e vivere così quella vita intellettuale che cominciava, come dicemmo, ad inquietare i ſuoi amici. Ma purtroppo la paſſione della ſolitudine, la indifferenza per tutto tranne che per l’arte, quel ſentimento di felicità in mezzo a tutte le miſerie, quell’eſtaſi vana e non ſempre poſſente cominciavano a prendere lentamente il carattere di una monomania. Vi ſi dovrebbe forſe aggiungere la completa mancanza d’amore in cui viveva, non conoſcendo alcuna donna; non vedendone alcuna, tranne Maria, che dal canto ſuo lo guardava anche troppo, ma di cui egli naturalmente non ſi curava punto. Un’idea gli era venuta che gli pareva belliſſima, vaſta, nuova – ed aveva con moltiſſima fede e qualche ſperanza incominciato queſto nuovo lavoro. Era dunque indiſpenſabile di abbandonare il reſto ed egli aveva tutto abbandonato, vivendo Dio ſa come. Nulla lo arreſtava, il ſuo coraggio paziente e calmo non conoſceva oſtacoli, la ſua forza di volontà era invincibile. L'amico, udendo qualche coſa quà e là che gli parve ſublime e vedendo quella fermezza di propoſiti inſieme a tanto fuoco ſacro, credette per un momento che foſſe davvero alla vigilia d’un capolavoro.

III.

Si accorſe ben preſto e doloroſamente d’eſſerſi sbagliato. Il lavoro di Guglielmo procedeva a sbalzi, irregolarmente, falſamente; ſi capiva che qualcuna delle ſue facoltà ſi era affievolita, qualche altra ſtranamente eſaltata.[var]var.1877: Il lavoro di Guglielmo procedeva a sbalzi, irregolarmente, falsamente; qualcuna delle sue facoltà si era affievolita qualche altra eccessivamente esaltata. L'amico ſi rimproverò di averlo un poco abbandonato, e benchè non foſſe ſempre beniſſimo ricevuto, ripigliò le ſue viſite frequenti come prima. Era ſtupito e qualche volta un po' pauroſamente dell’umore variabiliſſimo di Guglielmo, il quale paſſava con la maſſima facilità, in un giorno, dall’orgoglio dell’aſſoluta confidenza alla triſte ſpoſſatezza dello ſcoraggiamento. Lo trovò una ſera in queſt’ultima faſe: completamente abbattuto. Se ne ſtava al cembalo con la teſta tra le mani ed i gomiti appoggiati alla taſtiera in un’attitudine d’iſtupidimento morale. Non ſi moſſe punto udendo qualcuno entrare e non fu che dopo aver fatto uſo alternativamente delle preghiere e delle minaccie, come ſi fa coi fanciulli, che ſi potè udire il ſuono della ſua voce. Ma, rotta la diga, uſcì un torrente di parole che pareva non ſi doveſſe arreſtare. Ripeteva ſpeſſo, cambiando ſolo di modo, le medeſime idee; diſſe che non vi era alcuna ſperanza per lui, che ogni tentativo era inutile, che li uomini e le coſe, tutto gli era oſtile. Cadeva in contradizione, ora malediceva l’ingiuſtizia umana, ora diceva che nulla gli poteva arridere, ma che lo meritava, il ſuo genio eſſendo una illuſione e nulla più. L'amico riuſcì con molta difficoltà a calmarlo un tantino, ma lo laſciò ſenza poter naſcondere a ſe ſteſſo che quello ſtato non era completamente raſſicurante.[var]var. 1877: L’amico riusci a calmarlo un tantino, ma lo lascio senza poter nascondere a se stesso che quello stato non era completamente rassicurante.Nell’uſcire trovò la Maria ſulla ſcala. « Dica », eſclamò appena lo vide, «come ſta il ſignor Guglielmo ? – – « Abbaſtanza bene », egli riſpoſe, un poco ſtupito della inquietudine della fanciulla.[var]var. 1877: Nell’uscire trovo Maria sulla scala- Dica, esclamo appena lo vide, come sta il signor Guglielmo ? - Abbastanza bene, egli rispose, un poco stupito dell’inquietudine della fanciulla.
– « Ah, ſignore », ripreſe Maria, « la guardi che non vi è biſogno d’eſſere a letto per eſſere ammalato.
– « Ma Guglielmo non è ammalato.
– « Voglia il cielo ch'ella poſſa aver ragione ! Ma, a dirle il vero, ho paura ch'ella ſi sbagli. Quel ragazzo ſi rovina a forza di ſtudiare ſulle note . . . » È impoſſibile farſi un’idea dello ſtrano e triſte effetto che facevano quelle parole da nonna, dette da quella fanciulla.[var]var.1877: E impossibile farsi un’idea dell’effetto straziante che facevano quelle parole da nonna, dette da quella fanciulla. La voce quaſi tremolante indicava poi chiaramente ch'ella era veramente turbata. Coſa accadeva in quell’anima oſcura?
– « Maria », diſſe il giovane, « ſono aſſai contento d’averti trovata, puoi eſſere utile a me ed a Guglielmo. » Li occhi infoſſati della fanciulla sfavillarono.
– « E come ?
– « Aſcolta : io ſarò probabilmente nella neceſſità di dover partire per qualche giorno, forſe per qualche ſettimana.[var]var.1877: - Ascolta: io dovro probabilmente partire per qualche giorno, forse per qualche settimana. È meglio che ti confeſſi che anch'io non ſono tranquilliſſimo ſul conto di Guglielmo; badaci dunque tu più che ti ſia poſſibile durante la mia aſſenza. Spero di poter venire ancora domani, ma ſe doveſſi ſubito partire, te lo affido fin da oggi. Guarda come ſta, oſſervandolo bene e al mio ritorno, che affretterò, ſappimi dire coſa fece in queſto tempo. –
– « Stia ſicuro, ſi fidi pur di me. Le ſaprò dir tutto». Poi aggiunſe con una pauroſa eſpreſſione di triſtezza, « ſperiamo che ſtia bene.
– « Addio, Maria. Non dubito di te. Vedo che Guglielmo ti ſta molto a cuore. » Dicendo queſte parole guardò fiſſamente la poveretta con un lieve ſorriſo, ed ella, forſe per la prima volta, arrossì. È neceſſario dire quanto Maria foſſe felice della miſſione affidatale ? Ora aveva una ſcuſa per entrare il più ſovente poſſibile nella ſtanzuccia dell’artiſta (giacchè oramai l’aſpettarlo ſulla ſcala era inutile), una ſcuſa, anche verſo ſe ſteſſa, per occuparſi di lui il più che le veniſſe conceſſo. L'indomani di buon mattino entrò da Guglielmo portandogli un mazzetto di fiori, di cui egli quaſi non ſi accorſe. Nella mezz'ora che rimaſe nella ſtanza ſi reſe colpevole d’un furto che non vogliamo tacere: rubò un ritratto di donna che trovò a caſo tra due fogli di muſica. Lo ſtato di Guglielmo parve migliorare, poichè dallo ſcoraggiamento ecceſſivo era paſſato, come gli accadeva, alla ecceſſiva ſperanza. Era ſicuro di riuſcire, ſentiva che ſarebbe diventato il primo maeſtro del mondo, non ſi accorgeva più dei cento mali che prima lo facevano ſoffrire. Ma la Maria non era sì facilmente ingannata dalle apparenze, giacchè l’amore è talvolta molto meno cieco di quello che ſi crede, e deperiva a ſua volta, contemporaneamente ai progreſſi che il male, forſe da lei ſola capito, faceva in Guglielmo. Quaſi ſenza confeſſarlo del tutto nemmeno a ſe medeſima, come accade ben ſovente, ella ne era davvero inamorata. Ogni ſuo penſiero, ogni ſuo ſentimento era volto verſo quella ſtanza; ella piegava tutta verſo lui. In lui era la ſua vita, ſolo ſu di lui i ſuoi occhi, fiſſandoſi, non ſi toglievano più. Tutte le preghiere, imparate da bambina, prendevano ora un ſignificato novello, poichè la ſua mente non poteva rivolgerſi al cielo ſenza al tempo ſteſſo rivolgerſi a lui; pregava perchè foſſe fortunato.[var]var.1877: Le preghiere, imparate da bambina, prendevano ora un significato novello; poichè la sua mente non poteva rivolgersi al cielo senza al tempo stesso rivolgersi a lui; pregava perchè fosse fortunato. Aveva, ancor più di prima, lunghiſſime ore di diſtrazione, talvolta non capiva quando le ſi rivolgeva la parola, tanto la ſua mente era coſtantemente altrove. I ſuoi zii ſi accorgevano che una metamorfoſi ſi ſtava compiendo in lei, ſenza che giungeſſero a comprenderla. Guglielmo dal canto ſuo non ſi accorgeva di nulla, ed ella ſoffriva maggiormente di queſta ſua indifferenza che di qualunque altra coſa. Anche ſenza eſſere riamata, le ſarebbe paruto un altiſſimo grado di felicità il vedere ch'egli ſi foſſe accorto di ciò ch'ella non oſava dirgli.[var]var.1877: Guglielmo dal canto suo non vedeva nulla, ed ella soffriva maggiormente di questa sua indifferenza che di qualunque altra cosa. Anche senza essere riamata, le sarebbe paruto un altissimo grado di felicità ch’egli indovinasse cio ch’ella non osava dirgli. Perfino la ſua gentilezza, non eſſendo motivata da alcun ſentimento, le riuſciva quaſi moleſta. Sarebbe morta per lui, ma non poteva ſopportare la ſua noncuranza. Se ſi voleſſe davvero tentare di analizzare l’effetto prodotto dall’amore in quella meſchina, ſi potrebbe ſcrivere lunghiſſimamente ſenza forſe aver finito. Quel ſentimento era gradatamente penetrato in lei e l’aveva tutta invaſa prima quaſi ch'ella ſe ne foſſe accorta, ed ora non poteva più negarſelo, poichè s’affliggeva, ſi tormentava, ſi ſtruggeva e ben ſovente nella notturna ſolitudine piangeva.[var]var.1877: Quel sentimento era gradatamente penetrato in lei e l’aveva tutta invasa, ed ora non poteva piu negarselo, poichè s’affligeva, si tormentava, si struggeva e ben sovente nella notturna solitudine piangeva.

IV.

Uno dei triſtiſſimi ſpettacoli di quaggiù è certo quello d’un ingegno vivace che, per colpa delle circoſtanze e per mancanza d’aiuto, degenera a poco a poco. Al ſuo ritorno l’amico di Guglielmo andò ſubito a trovarlo e la prima perſona che incontrò, entrando nella caſa, fu Maria, che gli ſembrò più pallida del folito e gli diede delle notizie non troppo buone. Egli ſalì preſtamente la ſcala ed entrò nella ſtanza dell’artiſta; ma quando lo vide gli parve che le relazioni di Maria foſſero eſagerate di molto - anzi, ebbe quaſi la ſperanza ch'ella ſi foſſe totalmente ingannata. Lo trovò infatti, ſebbene molto ſparuto, pure col viſo ſereno e lo ſguardo limpido e vivace come non ſi ricordava di averlo veduto mai, un ſorriſo ſi diſegnava sbiadito ſulla bocca e la ſua voce, nel dargli il benvenuto, fu calma e lieta. Ma, purtroppo, l’illuſione non durò che pochi iſtanti. Appena gli ebbe parlato per qualche tempo, ſi accorſe dello ſtrano diſaccordo che vi era nelle ſue facoltà e come in quella intelligenza, che tentava invano di eſſere forte, vi foſſe indubiamente qualcoſa di fuori di poſto.[note]Le dysfonctionnement des facultés mentales renvoie à la dégénérescence du personnage. Intanto, e forſe per la prima volta, Guglielmo era felice. Il ſuo occhio, turbato dalla ſcoſſa che forſe aveva ricevuto il cervello, non vedeva più li oggetti eſterni quali erano[note]La perception est affectée, ce qui détériore la capacité du personnage à se représenter ce qui l'entoure. bensì come la fantaſia li dipingeva e li avrebbe voluti. La realtà diventava, ſe oſaſſi eſprimermi così, falſa dinnanzi al ſuo ſguardo, e invece vere le viſioni di cui la ſua mente era allucinata.[var]var.1877: La realtà diventava falsa dinanzi al suo sguardo, e invece vere le visioni da cui la sua mente era allucinata.
L'hallucination est présentée ici comme un symptôme de dégénérescence.
Nella ſua muſica egli non riſcontrava più quello ſquilibrio tra la volontà creatrice e la forza d’eſecuzione, che ſempre e tanto affligge l’artiſta, o piuttoſto non ſe ne accorgeva più, poichè non ſapeva più diſtinguere la parte che ſi era eſtrinſecata da quella ch'era reſtata dentro e udiva nelle ſue note anche quella eco divina che ſentiva ma che non vi aveva ſaputo eſprimere. Gli pareva che tutti i ſuoi ſentimenti foſſero ſtati tradotti, mentre invece manifeſtava forſe meno di prima, allorchè la ſua compoſizione lo addolorava ſembrandogli ſempre a mille miglia al di ſotto del ſuo ideale. L'amico ne fu davvero rattriſtato, poichè capì che l’ingegno poſſente che prima innegabilmente poſſedeva, andava lentamente ſperdendoſi, e ſolo la ſtranezza rimaneva. Lo laſciò con l’anima piena d’una meſtizia profonda, ma curioſa all’iſteſſo tempo e promettendoſi di non abbandonarlo più. Guglielmo intanto migliorava ogni giorno di carattere, il ſuo umore facendoſi ſempre più eguale; egli era coſtanſereno e non aveva più quelle ore di abbattimento, quelle collere nervoſe che, prima, lo rendevano talvolta inſopportabile.[var]var.1877: Il carattere di Guglielmo intanto migliorava ogni giorno, il suo umore facendosi sempre piu eguale; egli età costantemente tranquillo, sereno e non aveva piu quelle ore di abbattimento, quelle collere nervose, che, prima, lo rendevano talvolta insopportabile. Era ſicuro di ſè, felice, ſorridente. Guardava Maria molto più che per l’addietro, la riceveva ſempre bene ogniqualvolta entraſſe, ſi moſtrava ſempre contento di vederla, e la povera fanciulla quaſi, in cuor ſuo benediceva la monomania che lo rendeva più affabile. Non lavorando più egli era quaſi in miſeria, ma non ſe ne accorgeva punto. Il ſuo abito era lacero, tutto ſi faceva di giorno in giorno più ſcarſo, mangiare diventava a poco a poco una coſa preſſochè fantaſtica; - ma egli non ſi curava di tutto ciò. La ſua imaginazione, ſe n’è conceſſa la fraſe, ſolo nervoſamente eſaltata, diventava in realtà ogni giorno più ſterile[note]Cette indication renvoie au symptôme de l'aphasie, l'incapacité à parler. - e più la ſua muſica ſi faceva banale, più egli ne andava orgoglioſo. In realtà il ſuo ingegno s’immiferiva e ſcemava, ed egli s’illudeva che aumentaſſe trionfalmente. Non ſembrava poſſibile che reſiſteſſe alla vita che conduceva. Non uſciva, quaſi non mangiava, non ſi moveva, non ſi diſtraeva, ſtava continuamente ſeduto al cembalo, aſſorto in una beata ammirazione delle povere coſe ch'uſcivano dalla ſua mente ammalata. Cominciava a trovar tutto bello intorno a ſè, come trovava ſublime la propria muſica, e non avrebbe ſcambiato le nude pareti della ſua cella con la ſeta e il velluto d’una reggia. Tutte queſte ſue illuſioni andavano di giorno in giorno e fortemente aumentando. Quando la ſua muſica era verramente bella, i ſuoi nemici non potevano eſſere di buona fede, ſprezzandola; ora l’avrebbero trovata brutta in coſcienza! Forſe avrebbero avuto ſoltanto compaſſione. Talvolta ſonava e ſcriveva e tornava a ſcrivere ed a ſonare e ſi eſtaſiava ſu delle pagine nelle quali mancava quaſi il ſenſo, e gli parevano piene di fuoco e d’inſpirazione le coſe le più frivoli e comuni. La voce ſtridula del ſuo veccchio cembalo ſcordato gli riuſciva dolce ed armonioſa come quella d’un Erard affatto nuovo. Ed il mobile ſdruſcito e fruſto gli ſembrava rilucente e perfino, di tanto in tanto, tome vagamente ornato qua e là e ricco d’intarſiature e d’intagli. Il cielo grigio gli pareva luminoſo e ſe un tenue e ſmorto raggio di ſole penetrava nel ſuo abituro, gli pareva che ogni angolo foſſe vivamente riſchiarato e che una luce quaſi divina lo inondaſſe. Guardandoſi nello ſpecchio rotto che era preſſo al letto ſi trovava bello. La paglia delle ſue ſedie figurava nella ſua imaginazione il raſo e il damaſco, le macchie dei muri erano dorature, le ragnatele erano trine. La ſua fantaſia riſcaldata gli faceva intravedere dubioſamente grandi tende di muſſola; ed un ammaſſo di vecchi libri e carte e coſe ſenza nome rotte e gettate, accataſtate in un angolo, erano per lui una ordinata piramide di oggetti d’arte, di carte rare e di ninnoli prezioſi. In mezzo a tali viſioni, a così bizarre allucinazioni non era da ſtupirſi ſe come era per li occhi ſuoi ſplendido il ſuo tugurio, foſſe anche divina per le ſue orecchie la ſua muſica, oramai purtroppo! debole e ſenza ſenſo. Una mattina un raggio di ſole veniva proprio a poſarſi ſul leggio del povero artiſta. Egli ſi ſentiva pieno d’una ſerenità felice ed una ebrezza gaia gli riempiva il cuore.[var]var.1877: Una mattina un raggio di sole veniva proprio a posarsi sul leggio del povero artista. Una serenità felice ed una ebrezza gaia gli riempivano il cuore. D'improvviſo, e forſe per la prima volta dopo moltiſſimo tempo la ſua memoria ſi volſe al paſſato e rammentò con fuſamente le dolci coſe troppo preſto obliate e i ſuoi ſogni d’amore e le fanciulle traviſte nelle ſue viſioni di poeta! Le prime brezze primaverili entravano per la ſtretta fineſtra. Si ſentì ſcoſſo da un fremito dimenticato ed avvolto in una eſtaſi nuova, una fiamma di quaſi vera inſpirazione lo invaſe tutto. La paſſione cantava nell’anima ſua e chi lo avrebbe detto? per la prima volta, dopo molto tempo, fece uſcire dal ſuo cembalo delle note degne dell’eſtinto ſuo ingegno. Le ſue dita battevano come febrilmente i taſti; non penſava a mettere in carta ciò che componeva, creava per ſe ſteſſo e non per li altri. Pure qualcuno aſcoltava, tenendo il reſpiro. Senza che egli l’aveſſe udita, la Maria era penetrata nella ſtanza adagio adagio e beveva quei ſuoni in una eſtaſi ignota, a bocca aperta, ſtupita, amoroſa. Era qualche coſa che raſſomigliava a un canto d’amore e al tempo ſteſſo a un brindiſi voluttuoſo e guerreſco. Tutta la foga della paſſione, da tanto tempo coſtretta ad aſſopirſi, tutti i deſideri repreſſi e l’ebrezze vinte ſcoppiavano in quei concenti, pieni di dolcezza ammalata e d’indomabile voluttà. Tutti li amori ſognati ſi rivelavano in quelle note; ed egli, pallido, agitato, delirante era perfino bello in quell’iſtante di riſveglio poſſente. I ſuoni a poco a poco diminuirono e ceſſarono. Ed egli ſtette un iſtante, con un ſorriſo di ſtrana beatitudine ſulla bocca, con l’occhio infiammato, con la guancia lievemente colorita dall’entuſiaſmo, immobile e quaſi inebriato..... Udì un ſoſpiro dietro di ſè, ſi voltò e vide Maria. La guardò lungamente e fiſſo. Allora, come gli pareva ſplendida la ſua ſtanza oſcura, come gli era ſembrata ſublime la ſua muſica debole, vide la miſera creatura ſotto una luce nuova e viſionaria;[var]var.1877: Allora, come gli era apparsa splendida la sua stanza oscura, come gli era sembrata sublime la sua musica, vide la misera creatura sotto una luce nuova e visionaria;quei lineamenti contorti gli parvero regolari, quelle ſpalle curve le vide cadenti e rotonde, quell’occhio incavato lo abbagliò, quel corpo gli ſi moſtrò perfetto, quelle veſti lacere e diſordinate gli apparſero ricche ed eleganti.[var]var.1877: quei lineamenti contorti divennero per lui regolari, quelle spalle curve, cadenti e rotonde; quell’occhio incavato lo abbaglio, quel corpo gli si mostro perfetto, quelle vesti lacere e disordinate, ricche ed eleganti. Nella povera Maria, ſempre ſdegnata, della cui idolatria non ſi era mai accorto, travide la donna ſognata mille volte e non trovata mai. Con lo ſguardo acceſo, col cuore palpitante, ſentendoſi per tutto il corpo un brivido arcano; non come ſe il ſuo ſguardo ſi foſſe falſato, ma come ſe un velo gli foſſe tolto dalli occhi - cadde a piedi della fanciulla ſtupita e felice e le diſſe, come avrebbe detto ad una Venere fatta mortale che gli foſſe apparſa, prorompendo in un torrente di parole diſordinate, tutto l’amore ch'era ſtato lungamente repreſſo nel profondo dell’anima ſua ! Quando l’amico tornò a vedere Guglielmo trovò la cella ſolitaria dell’artiſta trasformata in un nido. Egli aveva ſpoſato Maria. La bontà e la felicità brillavano in lei attraverſo alla bruttezza. Guglielmo, calmo, ordinato, curato maternamente dalla povera amante, era tranquillo e ſereno ſebbene ſempre allucinato. L'amico, ch'era un po' filoſofo, penſò che il migliore augurio che ſi poſſa far loro, e il lettore ſi aſſocierà certo a lui, è ch'egli abbia a ritrovare il ſuo ingegno e anche a guarire - ma non del tutto.