Tre impressioni — vue synoptique
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Référence : Luigi Gualdo, Tre impressioni, in «Fanfulla», 5–8 dicembre 1876.
Transcription
TRE IMPRESSIONI
I.
Non mi ricordo d'aver mai veduto il piazzale delle Cascinecosì animato, così festoso come lo era quel giorno. Il sole scintillava sui metalli dei finimenti e rendeva prismatiche le lanterne delle carrozze, i cavalli di razza fiutavano l'aria, le piante scuotevano i loro fiori sboccianti sulle parrucche incipriate dei cocchiori; le siguore, elegantissime, erano distratte dal mormorio delle fronde e dai profumi vaganti, e ascoltavano appena le parole banali che gli uomini appoggiati alla portiera susurravano loro all'orecchio; sui teneri colori delle vesti primaverili i capelli biondi cadenti prendevano dei riflessi d'oro[note]Ce lieu de promenade et de rencontre est commun à l'aristocratie florentine au XIXe siècle. Ce passage décrit une scène typique de la belle époque, où la haute société se montrait dans des carrosses luxueux, entourée de domestiques et de fleurs. Les détails comme les "parruques incipriate" et les lanternes prismatiques évoquent une atmosphère de fête mondaine et de superficialité, où l'apparence prime sur la réalité. La mention des "fioraie brutte e vecchie" contraste avec la beauté des aristocrates, soulignant les inégalités sociales de l'époque. Ce passage utilise un style descriptif et sensoriel pour créer une atmosphère impressionniste. Les détails visuels ("sole scintillava", "riflessi d'oro") et olfactifs ("profumi vaganti") immergent le lecteur dans une scène vivante et colorée. Le contraste entre la beauté des aristocrates et l'indifférence envers les fioraie reflète une critique sociale: la société mondaine ignore les classes populaires, même dans un cadre idyllique.— e nessuno si accorgeva nemmeno più che le fioraie, con le loro ceste pione di rose, fossero tanto brutte e vecchie.
Io mi aggiravo distratto tra la folla sontuosa, quando, a poco a poco, la mia attenzione vagabondo si fissò. Mî fermai, ripresi, inconsciamente quasi, la mia parte di osservatore e stetti lungamente a contemplare una caléche verde-oscuro, di forma perfetta, entro la quale stavano sedute due signore, madre e figlia, circondate da molta gente.
La madre, bella ancora e riccamente vestita, era una donna di proporzioni maestose, che sorrideva sempre, parlava molto e a voce un po' alta, non cessava dal dare strette di mano, e di tanto in tanto socchiudeva due occhi pieni di fuoco, annasando una boccetta a turacciolo smaltato che teneva tra le dita. Ognuno tentava di avvicinarsi a lei, e dalla sua parte si rideva molto, gli uomini si confidavano sposso dei segreti a bassa voce che lei insisteva per conoscere, e si faceva continuamente dello spirito — mentre dalla parto della figlia verano soltanto tre persone, due individui timidi e impacciati, che sì torturavano evidentemente il cervello per trovare qualcosa da dire, ed un bellissimo giovane che taceva invece per non parlar troppo — lo si capiva dagli sguardi scambiati con la signorina.[note]Ce passage oppose la mère, figure mondaine et dominante, à sa fille Silvia, plus réservée et mystérieuse. La mère incarne le pouvoir social: elle est "bella ancora e riccamente vestita", parle fort, rit beaucoup, et attire l'attention. En revanche, Silvia est entourée de seulement trois personnes, dont Giorgio, un jeune homme beau et silencieux. Ce contraste souligne la dualité entre apparence et réalité: la mère, bien que ruinée, maintient les apparences, tandis que Silvia, bien que discrète, attire l'attention par sa beauté naturelle et son charme mystérieux.
Quest'ultima era singolarmente graziosa. Il suo viso arrotondato aveva quel pallore di tinta calda che non cambia mai e fa sembrare più grandi e pensosi gli occhi bruni e più bianchi i denti quando un sorriso apre le labbra porporine. Era vestita con un’ affettazione di severa semplicità che riusciva provocante e che pareva strana in quella troppo bella giornata. Il suo stretto abito di panno bruno coperto di lievi ornati d'argento mostrava lo forme tenui e rotonde, ed i capelli castani riuniti in una sola enorme treccia ascivano da una piccola togue di velluto nero. Essa parlava, cortese, coi due seccatori, guardando tranquillamente il bel silenzioso.[note]La description de Silvia utilise des métaphores poétiques pour souligner sa beauté naturelle et son mystère. Son "viso arrotondato" et son "pallore di tinta calda" évoquent une fragilité romantique, tandis que ses "occhi bruni" et son "sorriso" suggèrent une profondeur intérieure. Son "abito di panno bruno" et sa "togue di velluto nero" contrastent avec la "giornata troppo bella", soulignant son originalité et son détachement des conventions mondaines. Ce portrait prépare le lecteur à comprendre son attirance pour Giorgio, un jeune homme également marginalisé par la société.
Avrei potuto avvicinarmi, poichè conoscevo la contessa di R. e sua figlia, ma non lo feci, e dopo qualche minuto lasciai quella scena pure interessante, e me no andai a passeggiare di nuovo tra le carrozze. Ma pensai ancora a ciò che avevo veduto, e fantasticavo. Sapevo che la contessa, appartenente ad una grandissima famiglia, conesciuta in tutta Europa, celebre quasi per la sua vita avventurosa e per lo strano processo di separazione dal marito[note] La mention d'un "strano processo di separazione dal marito" évoque les scandales mondains et les divorces ou séparations controversées qui marquaient la haute société européenne au XIXe siècle. À cette époque, les séparations (surtout dans les milieux aristocratiques) étaient souvent entachées de rumeurs et de spéculations, car elles défiaient les normes morales et religieuses strictes. Les femmes de la noblesse, comme cette contessa, pouvaient parfois obtenir une séparation grâce à leur influence sociale ou leur fortune, mais au prix de leur réputation. Ce passage suggère que la contessa a utilisé son statut et ses connexions pour naviguer dans un système judiciaire et social patriarcal, où les femmes étaient généralement désavantagées., continuava a vivere fra le più raffinate ricerche dell'opulenza, a ricevere, a spendore in tutti î modi, benchè fosse da un pezzo rovinata — come almeno da tutti si credeva. Si diceva però che suo scopo principale nel continuare su una via tanto perigliosa era il matrimonio della figlia, la quale aggiungendo, per la educazione avuta, le più raro doti dello spirito alla sua bellezza, e la scienza dei modi all’antichissimo nome, poteva certo pretendere alle più alte fortune. L'ambiziosa contessa non pensava ad altro, ed aveva una fede cieca nell’avveniro che poteva forse prepararlo amari disinganni. Iutanto, se non erravo, la figlia, con la spensieratezza della gioventà, approfittava della libertà accordatale, non già per favorire i progetti della madre, ma per lasciare che i suoi sguardi bruni sprofondassero negli occhi nerissimi del giovane poeta, ricco soltanto del suo ingegno, che avevo veduto vicino a lei. Conoscevo lui pure e lo stimavo assai.
Il sole si abbassava all'orizzonte, e molti equipaggi lasciavano già il piazzale. Ritornai per rivedere la carrozza della contessa, che rimaneva sempre tardi, ed infatti la trovai ancora al suo posto. Ma la scena era un po' cambiata, e mi piacque ancora più di prima.
Non vera più folla. Due soli uomini, un fiosentino ed un forestiere, stavano dalla parto della contessa che discorreva con loro in tono confidenziale. Dalla parto della signorina il giovane era rimasto solo e prendeva, per offrirliolo, un mazzetto di fiori dallo mani d'una fanciuletta. Ma questo nuovo ed umile personaggio aggiungeva molto alla scena.
Era la Paolina, la bambina scalza da cui tutti accettavano fiori, vinti dall'ingenua grazia del suo gesto e dall'involontaria malinconia del suo sorriso. Aveva quindici anni, ma sovente non ne mostrava più di dieci. Quando passava, gli artisti si fermavano di botto. Io pure l'avevo spesso ammirata, ma mai come în quel momento, in cui ella completava così stranamente il quado che mi stava dinanzi.
Essa era uno di quei fiori malaticci che sorgono tra il selciato delle citta. Su questa figlia della miseria, la natura aveva posto in germe e prodigato i più opulenti doni della bellezza — ed essa, la piccola creatura allamata che aveva imparato a sorridere per ricevere un soldo, malgrado l'ammirazione di tutti, n'era ancora inconsapevole.
Il suo corpicino, ritardato nello sviluppo, prometteva però, e la magrezza del sno viso pallio — su cui la vita vagabonda tra la folla aveva posto l'impronta d'una precocità chiella stessa ignorava — contrastava con l'innocenza divina dei suoi grandi occhi celesti. Ma ciò che in lei attirava anche l'attenzione del volgo erano i capelli. Immaginatevi un fiume d'oro che le scendeva sulle spalle. Sciolti completamente, l'avrebbero tutta inondata. Una veste lacera e senza colore la copriva dal capo ai piedi — e questi, nudi, e che mai non erano stati sformati da calzatura di sorta, imbiancati da uno strato di polvere, sembravano modellati in argilla da uno scultore.
Essa, assorta in una ingenua contemplazione, guardava quei due che già si erano scordati di lei. La signorina teneva sulle labbra il mazzolino che il giovane le aveva dato; egli, coll'occhio fisso sulla perla che ella portava all orecchio, le parlava sommesso. — E dopo qualche minuto, si accorsero di nuovo della presenza della bambina; egli le diede una moneta l’accarezzò sulla guancia, ed ella le rivolse la parola. La piccola, fioraia, dapprima timida, rispose appena alle domande che le sì facevano, ma poi incoraggiata dalla dolcezza di quella voce, finì col conversare. Il giovane continuava egli pure a parlarle, poichè era un pretesto per rimanere ancora un poco, e la signorina lo assecondava. Ed io ammiravo nelle sue varie bellezze, quello spettacolo in cui l'innocenza serviva inconsciamente d'interprete all'amore.
II.
Un mese dopo, ad un balloin casa della contessa di R.. ebbi occasione di osservare ancora e più lungamente i due innamorati che amavo per il candore col quale s'abbandonavano ai loro sentimenti, senza previsione e senza calcoli — malgrado gli ostacoli gravissimi che certo dovevano render vane le loro speranze, se pure osavano averne. La passione vera, scovra d'egoismo, le belle temerità giovanili sono tanto rare ai nostri giorni, che non potevo a meno di risentire per quei due una insolita simpatia.
Sull’uscio della ricchissima e vasta sala da ballo, abbagliante di luce, incontrai la padroncina di casa, più bella del solito ed elegantissima, ma pallida, e m'accorsi che una nuova e grave malinconia s’àscondeva sotto al suo sorriso di circostanza. Dall'altra parte della sala vidi il poeta, che seguiva con uno sguardo triste, ogni movimento della fanciulla. — Sapete — mi disse qualcuno dietro di me — pare chea giorni il matrimonio della contessina Silvia sarà fissato. — Con chi? — Col barone Frantz. Frantz era un vecchio banchiere, ex-israelita, ‘straricco. Compresi tutto. L'idillio diventava dramma. Fra la folla ingemmata che s'accalcava nell'appartamento, tra ì suoni inebbrianti dell’orchestra, Silvia doveva soffrire atrocemente, e lui doveva risentire nel suo cuore ogni fitta che traversava il cuore di lei.
Si moriva dal caldo; andai nel giardino, pallidamente illuminato da lampioncini di colore. Era una bella notte d'aprile, ma fresca; v'era poca gente: soltanto alcuni fumatori, e due o tre coppie che cercavano la penombra. Desiderando star solo, mi cacciai in un angolo d'un terrazzo diviso dai viali da un'alta siepe di piante, d'onde scorgevansi altri giardini avvolti nelle tenebre. Vedevo tutto senza esser veduto, e qualche languida battuta d'un valtzer di Strauss mi giungeva a intervalli. Il giardino, a poco a poco, si fece quasi deserto. Ero ll da un quarto d'ora, quando vidi i due ai quali pensavo, passeggiare lentamente sotto gli alberi. Erano belli ambedue fatti l'uno per l’altro. Nel modo in cui il giovane teneva stretto contro il suo il braccio della fanciulla, e nel modo che ella s'appoggiava, mi parve scorgere una ferma risoluzione di non lascarrsi disgiungere. Spesso ella teneva gli occhi fissi al suolo, poi per un minuto lampeggiavano rivolte a lui. Parlavano frettolosamente, come quando s'ha molto a dixe e che il tempo stringe. Giudicai che erano vicini ad abbandonarsi ad uno di quei partiti estremi, che la passione suggerisce quando le folli imprese appaiono suprema saggezza.
Vennero verso il mio nascondiglio, e' tanto vicino che io potevo udire ogni loro parola. Ma se mi fossi mostrato sarei sembrato indiscreto, e mi trovai forzato ad esserlo veramente per non parerlo.
— Quattrocentomila franchi di debiti — diceva Silvia — le spese che vedete e che non si possono diminuire, il nonno in collera e che non vuol più dare un soldo, la rovina fra diciotto mesi al più tardi: ecco la situazione. A che giova ripeterlo. E la vostra, Giorgio?[note] Ce dialogue révèle la lucidité et le désespoir de Silvia face à sa situation financière. Elle énonce froidement les faits: "quattrocentomila franchi di debiti", un "nonno in collera", et une "rovina imminente". Ce réalisme contraste avec le "rêve amoureux" qu'elle partage avec Giorgio, soulignant le conflit entre passion et raison. Silvia incarne ici la femme pragmatique, consciente des contraintes sociales, tandis que Giorgio représente l'idéalisme et l'espoir romantique. — Dio mio! Una pensione ridicola da mio padre, duo soldi la linea per le appendici del giornale, e qualche debito. Lo sapete. Ma penso talvolta che se potessi farvi mia, troverei forze sovrumane, avrei del genio, pel primo in Italia, diventerei ricco con la mia penna. Ma non sòno che momenti di passeggera illusione. Subito la realtà mi si para dinanzi, penso che non basterebbe nemmeno l'aurea mediocrità per potervi sposare, con le abitudini che avete, e con le esigenze della vostra posizione e di vostra madre. — Pur troppo avete ragione! Non saprete mai quello che soffro! Scusate Giorgio — ella riprese subito accorgendosi d'uno sguardo di lui — lo sapete, misurando il mio dal vostro dolore. Oh! il danaro! quanto lo disprezzo e quanto lo desidero! Pensare che esso solo mi potrebbe dare la felicità,e che l'avrò per essere sempre e orribilmente infelice!
Si allontanarono di nuovo, e non sentii più nulla, tranne il fruscìo della veste di Silvia sulla minuta sabbia dei viali. Più pensoso di prima miravo il cielo stellato e poi spingevo lo sguardo tra le grandi ombre nere dei gruppi d'alberi.
D'un tratto udii un lango, profondo sospiro. Essi mi erano ancora da canto — e questa volta Ni udivo senza poterli vedere.
— È tardi, siamo rimasti troppo a lungo. Addio, Giorgio , addio. Non dimenticare che sempre separati, io ti amerò sempre. Non udii la risposta. Vi fu un lungo silenzio. Poi di nuovo la voce della fanciulla : — Non so come possa piangere ancora dopo aver tanto pianto. Ma ora, vedi, è finito. Dobbiamo esser forti. — Ma non ci rivedremo dunque più? — chiese Giorgio. — Non come ora, lo sai. Qualunque cosa sueceda, è deciso che partiamo la settimana ventura. In questi pochi giorni ci potremo vedere, ma soli, non lo credo. Bisogna che tutto ciò che dobbiamo dire sia detto ora. Ma tutto è vano, tranne la più triste delle parole: addio.
— Non c'è più avvenire per me. Perchè l'atmosfera in cui viviamo ci deve aver resi tanto fiacchi da non avere il coraggio d'esser felici malgrado tutto? Ma, giacchè è così, perchè chè una condanna sì dura? Oh! Silvia, perchè mi parli come se mai più dovessimo vederci ?[note]Giorgio exprime ici son désespoir et son sentiment d'impuissance face aux contraintes sociales. Sa question "perchè l'atmosfera in cui viviamo ci deve aver resi tanto fiacchi?" est une critique de la société, qui étouffe les individus et les empêche d'être "felici malgrado tutto". Ce passage évoque le thème romantique de l'individu écrasé par les conventions, incapable de réaliser ses rêves en raison des barrières sociales. Silvia et Giorgio incarnent ainsi le conflit entre passion et devoir, un thème central de la littérature du XIXe siècle. Chi me lo potrà impedire? La realtà è già ben triste, senza renderla più nera. — Vuoi dunque che ripeta ancora ciò che sai? Ascoltami, Giorgio. Io pure, e più crudelmente di te, dico a me stessa: perchè la mia educazione, la vita che ho vissuto finora, mi devono mostrare impossibile — a vent'anni! — la realizzazione del sogno che non osiamo nemmeno confidare? Non è tristamente vergognosa per me la confessione di non poter sopportare la sola idea della povertà, temendo che tra quattro nude pareti l'amore stesso debba morire intirizzito ? Sicura, troppo sicura che senza di te la mia vita sarà miseranda, perchè non ho fede che, nelle circostanze, nostre saremmo felici riuniti ? E una cosa orribile, ma è cosi, e dobbiamo essera pienamente sinceri. Divisa da te, sono certa di amarti sempre. Ci conosciamo da un anno, e quest'anno sarà tutta la mia vita.
Ma conserviamo dunque eternamente puro il ricordo di questo tempo. Qualunque sia il futuro per me, custodirò gelosamente il mio segreto. Ma, una volta separati, quale sentimento degno di noi, mi potreste offrire? Rifiuto l’amore incompleto e non credo all'amicizia fra di noi. Questo ricordo che m'hai dato, e che porto da un anno, lo porterò sempre.[note]Le narrateur rejette toute forme d’amour « incomplet » ou d’amitié, transformant la relation en un mythe personnel. Ce refus rappelle le romantisme noir et la quête d’absolu, typique des héros décadents. L’amour est présenté comme incompatible avec les normes bourgeoises, ce qui reflète une critique des contraintes imposées par la société. Contrairement à Verga, qui dépeint des passions brutales et terre-à-terre (I Malavoglia), Gualdo insiste sur la dimension poétique et introspective de l’amour, mêlant réalisme social et lyrisme mélancolique. Ti seguiro con lo sguardo nella vita che ti auguro avveaturata.
Mi si deve compiangere più di te. Tu ti vedi dinanzi le lotte dell’arte, il conforto del lavoro, la speranza della gloria; per me, nulla, tranne il benessere materiale e le piccole soddisfazioni della vanità. Se avrò qualche vero conforto sarà di sapere una tua gioia. Ma per il mondo dobbiamo appena conoscerci, e da lontano. Quando pubblicherai un libro, me lo manderai, e troverò forse nei tuoi pensieri stampati per tutti qualche pensiero che risponderà ai miei a teri» volti. Sei poeta, non ti pare bello nella sua tristezza ciò che ti offro, non lo preferisci a un tentativo impossibile che certo ne renderebbe più infalici di quel che siamo?
— Sei tu, mia cara, che hai l'immaginazione poeta, mentre io ho tutte le debolezze d'una donna. Ma f'illudi. To, sì non amerò che te sole, perchè sono uomo, e dovrò lottare con la vita; ma tu, nel brillante avvenire che ti aspetta, troverai... — Non mi capisci dunque? non senti la profonda verità delle mie parole? Come puoi dubitare della mia sincerità, dopo quanto ebbi il coraggio di dirti? Non ho esperienza, forse, ma i miei sentimenti non m'ing: Vi saranno per forza due parti nella ita? ma la vera, la buona sarà tutta tua. Promettimi dunque che ti alterrai a cio che t'ho detto. Il resto è impossibile.
Ancora un silenzio. Pochi momenti dopo li scorsi, attraverso aî rami, all'estremità opposta del giardino. Vi rimasero ancora qualche minuto, poi rientrarono nella sala da ballo, e si separarono.
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